ott 302010

Dopo il lancio qualche settimana fa del nostro Twi- Halloween contest, al quale avete partecipato in tantissimi (grazie dal profondo del nostro cuoricino), e dopo riunioni da parte dello staff in cui abbiamo votato i vostri lavori (credeteci è stato davvero difficilissimo per noi sceglierne solo quattro!!) finalmente oggi vi annunciamo i vincitori che si aggiudicano i premi messi in palio.

Partiamo con il meraviglioso wallpaper creato da Maria de Capua con Photoshop CS4. Questo è quello che ci scrive Maria:
Poiché la saga parla già di vampiri, la possibilità di inserire altri personaggi fantastici (streghe, fantasmini e via dicendo) mi è sembrata ridicola. Mi sono perciò attenuta al tema vampiri e, cercando di non cadere nel macabro, mi sono riallacciata ai vampiri tradizionali, inserendo nel lavoro i pipistrelli e il sangue grondante dalle labbra di Bella, e sviluppato il tema dell’immortalità nell’abito gotico e quello della dannazione nelle fiamme.
(cliccate sull’immagine per ingradirla):

Maria si aggiudica il magnifico braccialetto di Bella in Eclipse, realizzato da Preziose Follie:

Un altro divertente lavoro grafico che abbiamo deciso di premiare è quello di Lucian Torrisi che ha deciso di invertire, almeno per la notte di Halloween, i ruoli dei protagonisti Jacob ed Edward, (cliccate sull’immagine per ingrandirla):


Lucian si aggiudica il cofanetto con i quattro diari/quaderni della Saga di Twilight:

Passiamo poi ai vostri lavori “letterari”, e qui è stato ancora più duro scegliere perchè avete scritto dei veri capolavori. Abbiamo deciso di premiare Emanuela Vollono con la sua speciale visione “paurosa” della serata di Halloween:

Ton. Ton. Ton.
Il ticchettio sordo del pendolo schioccò le tre in punto di quella notte che sembrava essere infinita. Mi riavviai i boccoli perfetti dietro le spalle, ed incerta, tentai di sollevarmi dal freddo pavimento di marmo nero. Alzai la vaporosa gonna in pizzo e raso, facendo leva sulle gambe per sollevarmi. Le mani mi tremavano vistosamente, facendo si che le balze del vestito si increspassero in piccole onde. Non c’era tempo, dovevo sbrigarmi. Lasciai che il perenne ticchettio del pendolo alle mie spalle, mi accompagnasse per quel lugubre luogo. Porte, porte, e ancora porte. Tutte chiuse. Per un attimo, la mia immagine riflessa mi fece sobbalzare. La mia pettinatura da dama dell’ottocento era pressocchè intatta, ma avevo gli occhi cerchiati da mascara e matita nera colata fin sulle gote. Le lacrime erano calate portando con loro il trucco , e proiettando allo specchio, un immagine di me che non riconoscevo. Solo dieci ore prima, Alice mi aveva preparata e acconciata entusiasta per quella festa di Halloween. Nessuno di noi avrebbe potuto prevedere, neanche lei, che si sarebbe trasformata in un incubo. Ma li avrei salvati. Tutti. Al solo pensiero mi si colmarono nuovamente gli occhi di lacrime. Non c’era più tempo neanche di piangere, e lo sapevo. Era ora di affrontare il mio destino, qualunque esso fosse.

10 Ore prima
“Dai Bella, smettila di muoverti e lascia che finisca di truccarti”. Sbuffai teatralmente, già stanca di quella tortura di bellezza.
“Alice è proprio necessario? È una festa di Halloween, non dovrei sembrare..terrificante?”
“Non di certo per il vestito che abbiamo scelto per te”
Abbiamo? In realtà non ricordavo di aver scelto poi molto. Anzi, proprio niente. Inutile dire, quanto invece lei fosse bella. Le lanciai uno sguardo di ammirazione, ed un pizzico di invidia. Era avvolta in fili di seta azzurra e lucente. I capelli spettinati e le finte orecchie a punta la rendevano una fatina deliziosa.
“Ecco, ora puoi guardarti”
Era entusiasta. Con un gesto secco ruotò la mia sedia verso lo specchio. Rimasi per un attimo esterefatta, accarezzandomi inconsapevolmente i boccoli. Lunghe ciglia mi ornavano gli occhi, e le guance erano di un vermiglio alquanto innaturale. Sembravo davvero una dama d’altri tempi. Scrutando il mio sguardo, Alice si aprì in un sorriso di profonda soddisfazione. Ancora assorta nella mia immagine, sentii a malapena il lieve colpetto alla porta.
“Entra pure, con Bella ho finito”
Edward entrò elegantemente, disinvolto e senza far rumore. Eccolo lì il mio miracolo personale, in smoking nero, ed un mantello con il colletto alto fino al mento. Era lui, ma con un che di diverso. Sembrava più pallido del solito, se mai fosse possibile, e i capelli ramati tirati indietro con il gel ai lati, sembravano quasi neri sotto la luce artificiale. Camminò impettito verso di me sfoderando una bellezza nuova, apparentemente più letale. Mi balenò subito alla mente il motivo per cui mi ero lasciata convincere a partecipare a quella stupida festa, e molto probabilmente a trascorrere il resto della serata cercando di non inciampare nel mio ampio vestito. Tutto questo per lui. L’ambra liquida dei suoi occhi cercò i miei, e non potei fare a meno di sorridergli entusiasta. Serio e disinvolto, si inginocchiò dinnanzi a me facendomi il baciamano.
“Siete bellissima madame”
Mi rivolse un sorriso straziantemente bello, e dalle sue labbra brillò un lungo canino che di certo non gli avevo mai visto. Strabuzzai gli occhi stupefatta. Lui rise di gusto, facendo subito crollare la scenetta seria che aveva interpretato.
“Quale farsa come Halloween non poteva farmi mostrare al mondo, la mia vera natura, almeno stanotte?”
Lo guardavo confusa, aveva i canini e non lo sapevo? Rispose al mio sguardo con un sorriso sghembo.
“Sono finti. Certo, non ho potuto usare quelli di plastica, non mi sarebbero durati un minuto. Questi sono speciali, hanno un anima d’acciaio e sono rivestiti in ceramica”
Mi ammiccò sorridendo, e mostrandomeli di nuovo.
“Dracula al tuo servizio” ormai rideva di gusto.
Beh senza dubbio un dracula decisamente più sexy di quello narrato da Bram Stoker.
I Cullen non avrebbero mai smesso di stupirmi. Ma non finii neanche di pensarlo, che Jasper irruppe nella stanza con un fucile verde militare, bandana e tuta mimetica. Quasi non mi prese un colpo. Prendendo Alice per mano, aggiunse frettoloso “Ragazzi è ora di andare, la limousine è giù che ci aspetta”
Ancora stupita per la parola limousine, e per il travestimento super realistico di Jasper, non mi accorsi che Edward mi stava tendendo una mano.
“Pronta madame?” mi esortò divertito.
“Pronta. Ma prima signor Dracula, gradirei tentare la sua fama di vampiro sanguinario”
“Ah si? E cosa vorrebbe?”
Il suo alito freddo e dolce mi cinse il collo e mi mandò in estasi.
“Vorrei provare la pericolosità dei suoi canini”
Mi guardò serio, e quasi annaspai nell’ambra profonda e calda dei suoi occhi.
“E se invece facessi di testa mia?”
Le sue labbra accarezzavano con assoluta delicatezza le mie, appena socchiuse.
“Potrebbe andarle bene lo stesso?”
La sua voce era diventata ancora più sensuale e vellutata. Stava cercando di farmi impazzire.
“ah-a” riuscii solo a dire, mentre perdevo il controllo nel suo odore delizioso.
“Heilà piccioncini, è ora di andare prima che Rosalie strangoli l’autista, e ci è vicina ve l’assicuro” tuonò Emmett in una risata.
L’Interno della limousine era più lussuoso dell’esterno, e mi sentii profondamente fuori luogo in quell’agio sfacciato, tra i Cullen più che perfetti, anche se travestiti. Tutti i Cullen, tranne Carlisle ed Esme che avrebbero festeggiato in Brasile, per dedicarsi un po’ a loro. Rosalie, era l’unica che all’interno di quell’enorme abitacolo non ricambiasse il mio sguardo. Mi ci era voluto un po’ per riconoscerla per via della parrucca scura. Filamenti dorati si intrecciavano tra i finti capelli neri. Un corsetto color oro le fasciava il busto, rendendo la sua figura ancora più sinuosa. Senza ombra di dubbio era la regina d’Egitto più bella che avessi mai visto. Potevo solo immaginare quanto sembrassi ridicola ed insignificante io, al suo confronto. Edward al mio fianco, mi strinse la mano e se la portò alle labbra per baciarla. Per chissà quale assurda ragione, lui mi amava, così com’ero e non avrei potuto chiedere di meglio dalla vita. Soddisfatta per quella piccola ma grande consapevolezza, gli appoggiai il capo sul petto marmoreo, e lui automaticamente, come se fosse il gesto più naturale del mondo, prese ad accarezzarmi i capelli. Regnava un silenzio quasi innaturale durante il tragitto verso la casa, per me misteriosa, dove si sarebbe tenuta la festa. Fu Emmett il primo a parlare. “Forte eh?” mi indicò ridendo l’enorme chiodo che gli spuntava dai due lati della testa. Era più che evidente che fosse fiero del suo travestimento da Frankestein, ed in un certo senso, anche per via dei muscoli ben evidenti, gli si addiceva. Jasper mi sedeva di fronte, giocherellando assorto e silenzioso con una busta nera.
“Posso?” gli chiesi guardando l’invito che aveva tra le mani. Con un mezzo sorriso, che però scomparve subito, me la porse voltandola verso l’alto, in modo che potessi leggere il nome del mittente. Jack Lantern in elegante grafia color oro. Non capivo perché, ma quella serata cominciava ad avere un retrogusto inquietante. Stupida mi ripetei, è soltanto l’invito ad un altrettanto stupida festa di Halloween. Maschere spaventose e scontate, stuzzichini a forma di zucca e la serata si sarebbe conclusa in un batter d’occhio. Eppure, mentre varcavamo l’ampio cancello nero in ferro batturo, la luna fece capolino da una fitta coltre di nubi scure, ed un brivido di paura mi percorse la schiena.

10 ore dopo
“Isabella”
Poi silenzio.
“Isabella, dov’è che corri?”
Quella voce sinistra e monocorde, sembrava riempire ogni particella dell’aria che respiravo. Era ovunque, eppure non proveniva da nessuna parte.
“Isabella aspettami, sto arrivando”
Non erano solo parole, era un ghigno. Riuscii a malapena, a scrollarmi dall’immobilità della paura, solo quando sentii passi strascicati salire l’enorme scala in legno. Rifletti, rifletti, rifletti.
Il corridoio era lunghissimo, e la mia folle corsa era attutita dal panico allo stato puro. La paura mi bloccava letteralmente il respiro. Affannai in cerca di qualche boccata d’aria. Il cuore mi martellava nelle orecchie, nella testa, nel torace. Oramai il fiato corto costringeva il mio petto a muoversi ritmicamente verso l’alto, in un moto quasi innaturale. Non mi voltai mai indietro, pur sentendo i suoi passi sempre più vicini. Ad ogni porta che incontravo spingevo furiosamente la maniglia, sperando che potesse aprirsi. Ma ormai, sapevo che le mie erano vane speranze. Più di nove porte, tutte chiuse. Ne mancavano poche altre, ma il corridoio stava per concludersi in un vicolo cieco. Un passo affannoso dietro l’altro e mi preparavo alla fine. Ad ogni boccata d’aria e battito di ciglia in quella folle corsa, nasceva un ricordo continuamente diverso. Alice che mi sorrideva. Charlie, Esme. E poi lui, il mio ricordo più straziante, ma anche il più bello. Edward che mi stringeva a sé. Pochi passi ancora, e ci avrebbero separati per sempre. Quello si che sarebbe stato peggio che morire. Rallentai davanti al vicolo cieco di quel corridoio. Ma non mi voltai per guardare la mia morte negli occhi. I passi strascicati erano sempre più vicini. Tremavo e piangevo, stringendo al cuore come un amuleto, gli ultimi ricordi felici.
“Sembri un pulcino impaurito. Isabella”.
Quella voce era terribilmente vicina, tanto che quasi mi accarezzava la nuca. Una mano ossuta mi toccò una spalla. Dovetti far fede a tutta la forza che avevo in corpo, per non urlare a squarciagola. Il mio ultimo, disperato tentativo fu quello di spingere la maniglia dell’ultima porta che avevo dinnanzi. La mano mi tremava vistosamente, ma con mio enorme stupore si aprì. Balzai all’interno della stanza buia senza neanche voltarmi, chiudendola immediatamente e girando la chiave. Ero nel panico più totale, ma adesso ero al sicuro. Almeno credevo. Qualunque cosa fosse rimasta fuori da quella porta, apparentemente non stava cerando di entrare. I miei occhi ci misero un po’ ad abituarsi al buio. La stanza era immersa nel silenzio eppure il cuore mi martellava ancora nelle orecchie. Feci qualche passo incerto in avanti, sperando di non inciampare in nulla. In fondo alla stanza una piccola finestra faceva entrare un leggero spiraglio di delicata luce lunare. La sagoma di una figura si delineò pian piano accanto alla finestra. Ero in trappola. Di nuovo. Dove sarei potuta scappare? Non avevo scelta. Immobile mi fissava nell’oscurità. Affinai lo sguardo cercando di vedere, tanto valeva prepararmi contro colui, da cui avrei dovuto difendermi. Ma quelle spalle, quei capelli… Potevano appartenere ad un’unica persona.
“Edward” urlai, coprendo con una corsa sconnessa la poca distanza che ci divideva, e buttandogli le braccia al collo. Finalmente il mondo stava riacquistando senso ai miei occhi. Il tremore, la paura, il panico erano solo ricordi, che come piccole fiammelle si stavano spegnendo uno ad uno. Con lui mi sentivo al sicuro. Mentre lo stringevo forte, la sua perenne immobilità mi allarmò. Aveva le braccia rigide lungo i fianchi e non ricambiava il mio abbraccio. Ripensandoci, perché non mi era venuto in contro quando mi aveva vista entrare? Di certo per la sua vista, il buio non era un ostacolo. Un ghigno che non avevo mai udito da lui, si propagò nel suo petto.
“Felice di rivedermi, amore?”
Rimarcò con ferocia, quasi con cattiveria l’ultima parola. Confusa mi distaccai da lui facendo un passo indietro.
“Che c’è non hai più voglia di abbracciarmi?”
Il suo viso aveva assunto un’espressione sarcastica che mi spaventava. Edward non era così. Scossi la testa più violentemente di quel che avrei voluto. Una rabbia acuta mi bruciò nelle viscere.
“COSA GLI HAI FATTO?” urlai al vuoto.
Edward ridendo in un secondo mi fu accanto. Mi immobilizzò nella sua presa d’acciaio. Non riuscivo a muovermi di un millimetro, e le sue mani fredde sulle mie braccia mi facevano male.
“Edward ti prego torna in te” Singhiozzavo. Ma non per la paura stavolta. Non potevo sopportare una realtà in cui il mio Edward non esistesse.
“Non sono mai stato più me stesso prima d’ora. E sai cosa fanno i veri vampiri?”
Lo fissai senza rispondere. Cercavo di leggere nei suoi occhi qualunque cosa potesse ricondurlo alla persona che amavo, se mai fosse stato possibile.
“i veri vampiri bevono sangue umano. Di ragazze, proprio come te”
Avvicinò le labbra socchiuse alla mia gola. La fine era vicina, lo sapevo. Ma lui era lì, i nostri corpi talmente vicini che sembrava che il mio cuore stesse battendo per entrambi. Lo avrei amato comunque. Sempre. Schiuse di più la bocca, e sentii sul collo il suo alito gelido. Chiusi gli occhi e con l’immagine del suo viso mi preparai a morire. Ma le sue labbra si richiusero a mo di bacio sulla mia pelle.
“Happy Halloween piccola mia” e mi abbracciò dolcemente come solo lui sapeva fare. Ora si che il mio cuore sarebbe bastato per entrambi. Ne ero certa. Sconcertata, ma felice che neanche la morte stesse tentando di dividerci, lo abbracciai forte. Decisamente era stato uno degli Halloween più movimentati della mia vita. Non potei fare a meno di sorridere, con gli occhi ancora bagnati dalle lacrime,mentre affondavo il viso nell’incavo del suo mento, finalmente felice.

Emanuela si aggiudica la maglietta ufficiale di Eclipse:

Per finire, la stupenda fan fiction “Niente è come sembra” scritta da Sabina Dondi, ve la proponiamo perchè anche voi possiate sognare un po’:

“NIENTE E’ COME SEMBRA”
(by Saby)

Siamo ad Halloween, ma questa volta non scriverò di fantasmi o di mostri orrendi…questa volta, vorrei raccontare un’altra storia…una storia accaduta, tanto tempo fa, proprio in una notte di Halloween e che ho deciso di condividere con voi, perché a volte non tutto è come sembra e la verità può essere proprio sotto il nostro naso…….buona lettura.

31 Ottobre 2010
Fra le sue braccia, tremo di felicità….abbiamo appena fatto l’amore e lui mi tiene stretta a sé, ricoprendomi di baci e carezze.
Chiudo gli occhi…non ho sonno…..a dire il vero, non ricordo più, cosa sia aver sonno.
Al buio cerco ancora le sue labbra, non ne ho mai abbastanza….lo bacio e con un gemito insieme ricominciamo a volare….
Più tardi nel silenzio riconosco piano piano le note della mia ninna nanna, che lui, come ogni notte da allora, mi canta dolcemente tenendomi stretta.
Per un solo attimo avevo dimenticato, che questa è la notte di Halloween, la notte degli spiriti e dei fantasmi…la notte dei misteri inspiegabili, ma soprattutto è la nostra notte, dove esattamente ottant’anni fa, tutto ha avuto inizio….

Scozia 31 ottobre 1930
Il conte Emmet Cullen, amico di famiglia da anni, aveva organizzato un ballo in maschera nella sua tenuta in Scozia, in occasione della festa di Halloween.
L’invito era giunto due settimane prima dell’evento, ed era rivolto sia a me che a mia cugina Rosalie. Fu proprio lei ad insistere, perché ci andassimo…ricordavo ancora esattamente le sue parole…
“Hai proprio bisogno di distrarti, non puoi continuare a passare la tua vita a piagnucolare e rimuginare su Jakob Black e sappi che ho già spedito la conferma ad Emmet, quindi pensa solo a prepararti, perché domattina presto, la carrozza ci scorterà fino a Genova e da lì ci imbarcheremo dirette in Francia, per poi procedere per la Scozia.”
Ripensandoci, successivamente, fu chiaro del perché Rosalie ci tenesse tanto a presenziare a quel ballo. Rivedevo ancora i loro volti felici, mentre ballavano l’uno fra le braccia dell’altro e fu chiaro fin da subito, che insieme erano perfetti.
Emmet si dichiarò proprio quella notte e le nozze si celebrarono alcuni mesi dopo al castello.
Quel ballo però, non segnò solo la vita di Rose.

“Credo che le ragnatele siano tutte vere!”; disse Rosalie, mentre scrutava rapita gli ampi soffitti del salone. Sorrisi guardandomi attorno.
“Probabile! Nell’ultimo mese, Emmet avrà vietato alla servitù, di ripulire il castello e come vedi il risultato è più che realistico!”;
“Già e guarda quelle armature sembrano muoversi…brrr mi fanno venire i brividi!” mi voltai nella direzione che m’indicò Rose ed effettivamente, dovetti ammettere che avevano un aspetto sinistro. Non mi sarei affatto meravigliata, se Emmet avesse ordinato a qualcuno, di nascondersi all’interno, per spaventare gli ospiti. Forse era meglio tenersi a distanza.
“E hai notato che l’intero salone è illuminato solo dalla luce proveniente dalle candele all’interno delle zucche? Quante saranno un migliaio? E tutti quegli arazzi avvolti con il tulle nero…bisogna ammetterlo, Emmet ha fatto davvero un gran bel lavoro!”Rose concordò con me.
“Hai visto ci sono Jessica e Michael Newton i marchesi di Siviglia. Non credevo che Emmet avesse invitato anche loro, non mi sembrava, che gli fossero particolarmente simpatici”. seguì lo sguardo di Rosalie e notai la coppia qualche decina di metri avanti a noi, intenta a parlare con un uomo, che sebbene portasse un maschera bianca da vampiro, sapevo essere il Conte Carlisle Cullen, padre di Emmet.
Come il figlio, Carlisle era un uomo molto affascinante e sembrava che il tempo per lui, si fosse scordato di avanzare. Aveva ancora i capelli di un bellissimo color biondo miele e la sua pelle chiara, era compatta e liscia, come la ricordavo da sempre. Speravo che il futuro riservasse anche a me una tale fortuna. Jessica si accorse di noi e con un sorriso forse un po’ troppo esagerato, ci fece un cenno di saluto.
“Vieni ci hanno scoperte, dobbiamo comportarci come si conviene” dissi prendendo Rosalie sottobraccio e incamminandoci verso di loro.
“Ne avrei fatto volentieri a meno, non mi piace quella donna e suo marito poi, non ti toglie mai gli occhi di dosso…certo lo capisco poveretto… con la moglie che si ritrova!” dovetti camuffare una risata con un colpo di tosse, mentre Rosalie, non si preoccupò affatto di ridere a squarciagola.
“Bene bene, noto con piacere che le nostre Contessine si stanno divertendo, ne sono lieto e so che Emmet lo sarà più di me” disse il Conte sorridente, al nostro arrivo.
“Caro Conte non potrebbe essere diversamente. Vostro figlio ha organizzato una serata magnifica e come ringraziamento il meno che possiamo fare è divertirci e ballare fino a quando l’alba, non annuncerà un nuovo giorno.” rispose Rosalie poggiando un mano sull’avambraccio del Conte che annuiva , ascoltandola compiaciuto.
“La nostra Rosalie ha proprio ragione” intervenne prontamente Jessica e proseguì rivolgendosi a me. “Vi trovo bene Isabella, pare proprio che l’aria dell’Italia vi abbia giovato.” sorrisi appena. Sapevo bene che la sua allusione era rivolta alla fine della mia storia, con il Duca Jakob Black, ma non era certo mia intenzione parlarne in quel momento e soprattutto, farlo con lei.
“Sarà forse, perché io vi abito in Italia” dissi con una punta di sarcasmo, che fece ridacchiare tutti compreso suo marito, che mi lanciò uno sguardo ammiccante. Lei arrossì imbarazzata ed io mi sentì crudelmente felice.
“Comunque ha ragione, non sono mai stata meglio Jessica, ma anche voi, del resto, siete incantevole come sempre”.
Ero diventata un bravissima bugiarda da quando avevo rotto con Jakob, perché mi ero stancata di dire a tutti, che la sua perdita mi aveva svuotata e privata di tutto e quindi con un po’ di pratica ero riuscita a far cessare le domande, riguardo il mio stato d’animo.
Nessuno sapeva che ogni notte, Jake popolava ancora i miei sogni, tramutandoli nei peggiori dei miei incubi e come spesso accadeva, mi svegliavo senza fiato, con la faccia bagnata di lacrime e con la consapevolezza, che non avrei mai più amato nessuno come ancora amavo lui…ma ormai mi ero rassegnata. Lui aveva scelto un’altra, Leah Clearwater, una ragazza di campagna adorabile per quanto ricordassi e sicuramente degna di diventare la sua sposa. Ero certa che Jake amasse quella donna, con tutto il cuore e che mai avrebbe voluto ferirmi così profondamente, se il destino non si fosse messo tra di noi, dandogli come unica scelta, quella di innamorarsene perdutamente.
“Ti senti bene Bella?” chiese Rosalie probabilmente, dovevo essere impallidita..
“Sì..sì certo è solo che non ho mangiato nulla. Forse è il caso che vi ponga rimedio e assaggi una delle tante prelibatezze, che arricchiscono il vostro banchetto, mio caro Conte!” nonostante mi fossi ripresa immediatamente, notai che Jessica trattenne a stento un risolino, ma questa volta lasciai correre.
“Certamente Isabella, la prego lasciate che accompagni voi e la vostra cara cugina, a prendere qualcosa. Se volete scusarci.” disse il Conte rivolgendosi ai Newton, quasi fosse anche lui felice di interrompere quell’incontro. Mia cugina ed io lo prendemmo a braccetto una per parte e sorridenti ci allontanammo.
“Mie care vi prego di scusarmi, ma l’etichetta e la grande amicizia con il Marchese Tom Newton, m’impongono dei doveri, ai quali non posso proprio tirarmi indietro, ma sono certo che vi siano moltissimi altri ospiti, pronti a deliziare la vostra permanenza al castello”. Così dicendo il Conte, fermò un servitore e porse ad entrambe, una coppa di champagne.
“Non vi dovete preoccupare mio caro Conte, i marchesi Newton, sono innocui e per fortuna facili da ignorare!” disse Rosalie alzando il calice e sigillando il brindisi con un ampio sorriso.
“Eccoti finalmente! Mi chiedevo dove fossi finita…sono ore che ti cerco!” Emmet era comparso all’improvviso e il volto di Rosalie s’illuminò all’istante.
“Mio caro sei un bugiardo! Chiedi a tuo padre e ti dirà che siamo sempre state qui. Piuttosto quand’è che mi farai ballare? Mi avevi garantito le vesciche ai piedi, ma credo che tu abbia paura che verranno prima a te” lui le lanciò un’occhiata di sfida che Rosalie apprezzò. Emmet la prese sfacciatamente per mano e la attirò a sé, senza preoccuparsi della nostra presenza. Il Conte ed io ci guardammo, trattenendoci dal sorridere.
“Se volete scusarci Isabella, papà…., Rosalie ed io saremmo impegnati per le prossime uhmm…sei o sette ore!” così dicendo la trascinò sulla pista da ballo. Noi ci limitammo a guardarli ridacchiando.
“Bé che ne dite Isabella…volete concedermi l’onore del primo ballo?” annuì lusingata.
“Con molto piacere Conte Cullen!”
“Sarebbe troppo chiederle di chiamarmi Carlisle? Mi farete sentire meno vecchio di quel che sono!” disse facendomi l’occhiolino.
“Non sia mai che possa arrecarvi tale offesa… Carlisle” pur sorridendo, stupidamente mi sentii arrossire, ma lui, da vero gentiluomo, fece finta di non notarlo.
Mentre ci muovevamo a passo di Valzer, mi resi conto, che quasi tutta l’aristocrazia, che contava era presente a quella festa. Non sapevo esattamente il numero degli ospiti, ma conoscevo le dimensioni di quel castello ed ero certa che avrebbe potuto ospitare, qualche centinaio di persone.
Sebbene portassero maschere di ogni genere, non avevo faticato a riconoscere il Duca James Norton con la moglie la Duchessa Victoria e il Marchese Jasper Hale, con la sua futura sposa la Contessa Alice Cullen, nipote del Conte. Intenta ad osservare gli invitati, venni distratta da un gruppo di giovani donne, che sembravano elettrizzate dalla presenza di un giovane, che non riconobbi, anche perché in quel momento mi dava le spalle.
Quel che era certo è che qualunque cosa stesse dicendo loro, doveva essere davvero divertente, visto l’attenzione, con la quale lo ricambiavano.
Stavo per distogliere lo sguardo, quando il ragazzo improvvisamente si voltò nella mia direzione e nonostante la maschera che gli copriva parte del viso, era certa che lui mi stesse fissando dritta negli occhi.
Rimasi di stucco. Qualcuna di loro forse gli aveva detto che lo stavo osservando? Il Conte mi fece girare velocemente e quando tornai con lo sguardo al gruppo di ragazze, il giovane era sparito.
“Non sono di compagnia, mi dispiace Isabella” disse Carlisle, sfoggiando un’espressione rammaricata.
“Non ditelo nemmeno per scherzo, è stato davvero gentile ad invitarmi a ballare e vi assicuro che mi sto divertendo!” lui mi guardò perplesso, ma alla fine sorrise.
“Se non fossi sposato con una donna meravigliosa e non avessi così tanti anni più di lei, le farei la corte Isabella… mi permetta di dirle che lei è davvero incantevole!” nonostante si trattasse un complimento innocente, mi sentii arrossire.
“Vi ringrazio molto e non siate troppo severo con voi stesso. Voi non siete affatto vecchio!” lui mi lanciò uno sguardo di sfida.
“Significa che se non fossi sposato, sareste davvero disposta ad accettare la mia corte?” chiese con un sorriso scherzosamente ammiccante.
“Mi chiedo perché ve ne meravigliate tanto. Io ne sarei davvero lusingata e sì, accetterei la vostra corte” lui sorrise compiaciuto e dopo qualche attimo, mi invitò a seguirlo.
“Ah che destino crudele…vorrà dire che mi accontenterò di offrirle da bere”. Sorrisi ed accettai incamminandoci verso il banchetto.
“Zio Carlisle, buona sera!” mi voltai al suono di quella voce e con sorpresa mi trovai davanti il giovane, che avevo notato poco prima.
Lui mi sorrise e pur avendo in piccola parte, il volto mascherato, mi resi conto che era di una bellezza sorprendente. Il colore dei suoi occhi ricordavano l’ambra dorata, e le sue ciglia fuoriuscivano lunghe e folte, celandomi ne ero certa, uno sguardo da togliere il fiato. I capelli castano ramati, gli arrivano appena alle spalle ed erano scompigliati come se fossero stati a lungo, sotto l’effetto del vento. Aveva lineamenti delicati e la pelle chiara e così liscia che il primo istinto fu quello di toccargliela e la sua bocca… dio era così piena e perfetta….e come se tutto questo non bastasse era alto e con un fisico assolutamente invidiabile.
“Edward carissimo! Emmet mi aveva avvisato che avresti fatto il possibile, per essere presente e sono felice di vedere che alla fine ce l’hai fatta.” Il ragazzo sorrise allo zio, ma il suo sguardo, tornò quasi subito a posarsi su di me e come era accaduto mentre ballavo, mi fissò senza dire nulla. La mia reazione fu immediata e sorprendente…. un vuoto improvviso allo stomaco e le guance che presero fuoco.
Il Conte Cullen si schiarì la voce nascondendo un risatina.
“Edward posso presentarti la Contessa Isabella Swan? ….e Contessa Isabella lui è mio nipote..il Conte..” ma Edward lo fermò con un gesto della mano, impedendogli di continuare.
“Sono il Conte Edward Cullen di Edimburgo e sono onorato…anzi felicemente onorato di fare la vostra conoscenza, Contessa Isabella!”s’inchinò e sfiorò la mia mano con le labbra. Il mio cuore si mise a battere impazzito e il mio viso ormai doveva ricordargli quello di un pomodoro maturo, tanto mi sentivo accaldata. ‘che diamine mi stava accadendo? Riprendi il controllo e respira mi dissi…forse è tutto lo champagne che hai bevuto…datti una calmata’ Feci un respiro profondo decidendomi a parlare.
“Il piacere è mio Conte Cullen..”
“Vi prego solo Edward….!” precisò deciso.
“Solo Edward!” dissi scherzando e lui si allargo nel sorriso più incredibile, che avessi mai visto.
Quanto era bello sembrava un Dio caduto dall’olimpo ed era così difficile riuscire a smettere di guardarlo…ma avrei dovuto, perché non era decoroso fissare un estraneo a quel modo, per di più in mezzo a tutta quelle persone.
“Bene vedo che avete fatto subito amicizia e so di lasciarvi in buone mani Contessa…se volete scusarmi, approfitto per salutare il resto degli ospiti” disse il conte Carlisle pronto a congedarsi.
“La ringrazio Carlisle per il tempo che mi avete dedicato e mi ha fatto davvero piacere ballare con voi” dissi pensandolo davvero.
“Il piacere, credetemi, è stato tutto mio Isabella” Sorridendo e dando un ultimo saluto al nipote si allontanò.
“Bene, spero non vi dispiaccia troppo dover rimanere sola con me, vi prometto che non ve ne pentirete” la sua intraprendenza rasentava lo sfacciato, ma la cosa anche se non avrebbe dovuto, non mi dispiaceva affatto.
“Non siamo soli. Ci sono centinaia di persone o non ve n’eravate accorto?” la mia piccola frecciatina, lo fece ridere forte.
“Siete una donna di spirito, questo vi rende ancora più bella” il suo viso si fece serio e il mio stomaco fece un tuffo nel vuoto. Quel ragazzo mi faceva un effetto sconosciuto, che analizzandolo bene, avrebbe dovuto spaventarmi.
Forse salutare e andarmene sarebbe stato intelligente, ma non mi riusciva di muovere un passo…o meglio non volevo muovere un passo e decisi invece di saperne di più.
“Che cosa fate nella vita Conte Edward oltre a presenziare alle feste di Halloween e lusingare, con i vostri modi arguti, tutte le ragazze presenti” di nuovo lui scoppiò a ridere, ma poi mi sorprese, posandomi la mano sulla schiena, invitandomi a raggiungere uno spazio meno affollato.
“Solo Edward avevamo detto…” ammiccò facendomi l’occhiolino ed io arrossì allontanando lo sguardo, da quegli occhi incantevoli.
“Voi vi siete fatta un’idea sbagliata su di me, mia cara Isabella. Comunque per rispondere alla vostra domanda sono un musicista o almeno ci provo e quando non sono impegnato a suonare, amo dedicarmi al mia seconda passione, ossia la medicina, ma state tranquilla non la pratico.” disse ridendo in risposta al mio stupore.
Avrei voluto che si togliesse quella maschera per poterlo vedere apertamente in volto, ma chiederglielo avrebbe significato espormi e in questo momento, avevo già troppe emozioni da dover tenere sotto controllo, quindi decisi di lasciar perdere.
“Non lo avrei mai detto.” risposi di getto, pentendomene all’istante. Lui però non sembrava affatto offeso, anzi rideva divertito.
“Mi scusi non volevo sembrarvi sfacciata nel sostenere che non vi ritenevo all’altezza è che guardandovi sembrate così..così….” lui si avvicinò quel tanto che bastò a zittirmi.
“Così come? Giovane? Sprovveduto?…cosa vi sembro Isabella?” pronunciò il mio nome con una dolcezza incredibile…la sua voce si era fatta calda e così maledettamente sensuale da seccarmi la gola e farmi dimenticare, cosa volessi dire. Lui sorrise appena, prese il bicchiere dalle mie mani e lo appoggiò su un tavolino accanto. Poi mi prese per mano e senza chiedermi nulla, mi portò sulla pista da ballo. Mi avvicinò a lui passandomi il braccio intorno alla vita. Ero completamente in balia di quel giovane uomo e non mi riusciva di fare o dire nulla, se non assecondare ogni suo gesto.
“E’ tutta la sera che desidero ballare con te Isabella …..o meglio è da tutta la vita che ti aspetto… Ero incollata ai suoi occhi, il mio cuore batteva impazzito nel petto e la mia bocca era semiaperta, come pronta a ribattere a tono, alle assurdità che aveva appena detto e invece quell’improvvisa confidenza, mi fece tremare di piacere.
Passammo tutta la notte a ballare fino alle prime luci dell’alba e quando mi accompagnò davanti alla porta dei miei appartamenti, non ci pensai nemmeno un attimo e lo feci entrare.
“Non dovrei essere qui …sarebbe meglio che me ne andassi” sapevo che aveva ragione, ma il solo pensiero di allontanarmi da lui, mi procurava un dolore senza pari.
Rimanemmo in silenzio a guardarci per qualche minuto. Fu lì che presi coraggio allungai una mano e con estrema cautela l’avvicinai al suo viso. Lui sembrò trattenere il fiato e quando sfiorai la sua pelle, sussultò appena.
Era freddo come il giaccio. Strano non lo avevo notato prima, forse perché le sue mani era avvolte da guanti bianchi. Questa cosa mi spaventò.
“Isabella devo andare ora….” per la prima volta quella sera, sembrava in difficoltà, ma non ero disposta a lasciarlo e in quel preciso istante realizzai, che non lo sarei mai stata.
“No!” replicai decisa, tanto che lui inarcò un sopracciglio, meravigliandosi per primo, della mia reazione.
“…..ti prego no…..” dissi con più dolcezza. Alzai nuovamente una mano e questa volta con più decisione l’avvicinai al suo volto e gli sfilai la mascherina nera che per troppe ore, mi aveva tenuta lontana dal suo bellissimo viso.
Quando lo guardai finalmente a volto scoperto rimasi senza parole…ero incantata dalla sua perfezione e di nuovo mi fu impossibile fermare le mie dita che sfiorarono la sua pelle soffermandosi sulle sue labbra. Anche quelle erano fredde come il ghiaccio.
Lui mi prese la mano e l’allontanò, con dolcezza.
“Isabella per favore….” disse cercando di trovare in me, la forza per andarsene.
“Sei bellissimo.” sussurrai con un filo di voce. Lui scrollò le spalle imbarazzato.
“Devo averti fatto bere troppo champagne..sei tu quella bellissima.” replicò sfiorandomi il viso. Poi sospirò. “….E’ tardi devi andare a dormire….” lo guardai imbronciata e lui pur non volendo, scoppiò a ridere.
“Vi prendete gioco di me?… forse è davvero meglio che ve ne andiate” dissi pungente voltandogli le spalle.
Lui mi sorprese nuovamente, prendendomi all’improvviso fra le braccia e voltandomi. La sua vicinanza mi fece trattenere il respiro. Nonostante la tempesta emotiva che si stava scatenando dentro di me, non potei fare a meno di notare, che incollata al suo petto, l’unico battito che sentivo era quello del mio cuore. Era assurdo pensai.
“Che succede, non mi dai più del tu?” Il suo sorriso e l’avvicinarsi delle sua bocca al mio orecchio, mi distolsero, da quel pensiero.
“Isabella mio piccolo e dolce angelo…non potrei mai prendermi gioco di te……non dimenticarlo mai” sentì il tocco morbido e freddo delle sue labbra premere leggere appena sotto il mio orecchio e poi scendere lungo il mio collo. Mi sentì bruciare e a fatica mi trattenni dal cedergli fra le braccia.
Le sue labbra risalirono piano sul mio viso e il suo profumo delizioso m’inondò completamente. Rimasi immobile fino a quando la sua bocca si posò finalmente, sulla mia…. a quel punto una forza mostruosa si sprigionò dentro di me e ricambiai il bacio con un impeto e una passione che avrebbero dovuto farmi vergognare, ma in quel momento il mio corpo e la mia mente erano totalmente rapiti da Edward e dal suo sapore così buono, da volerne sempre di più e quando immaginai di essere alle porte del paradiso, lui di colpo si staccò da me respirando a fatica. Per un attimo rimasi a guardarlo stupita , poi dimentica di chi fossi e cosa fosse decoroso o meno, mi gettai ancora fra le sue braccia e lo baciai stringendomi a lui con tutta la forza di cui ero capace. Edward ricambiò la mia passione, assaporò la mia bocca fino a farmi mancare il respiro e le sue mani fredde mi accarezzarono la pelle accaldata, facendomi impazzire dal desiderio…ma di nuovo ….mi allontanò.
“”Non possiamo Bella ….dio solo sa quanto lo vorrei, ma non possiamo è pericoloso…per te è pericoloso…..” rimasi scioccata per due cose. La prima è che mi aveva appena chiamato Bella, soprannome con il quale, erano soliti chiamarmi solo i miei vecchi amici e la seconda è che compresi, che il pericolo a cui si riferiva, non riguardasse le conseguenze di andare oltre al bacio, ma derivasse direttamente da lui.
Nonostante questo non ero disposta a lasciarlo andare.
“Edward non andartene…non voglio….ti prego non farlo” vidi la disperazione nei suoi occhi, perché lottava tra l’andarsene, che secondo lui era la cosa più giusta da fare, per proteggermi e il rimanere, perché mi desiderava quanto e forse più di me…..alla fine scelse di restare.
Quella notte facemmo l’amore per la prima volta e nessun dei due avrebbe mai immaginato che sarebbe stato così meraviglioso. Ci donammo completamente l’uno all’altra unendoci, cercandoci, e completandoci, fino a quando esausta mi raggomitolai fra le sue braccia, assaporando quello che avevo appena vissuto.
“Edward posso farti una domanda?” chiesi rompendo il silenzio tra un bacio e l’altro.
“Certo chiedi pure..” sussurrò lui.
Cercai di formulare la domanda nel modo più semplice possibile, ma non vi era niente di semplice in quello che stavo per chiedergli.
“Perché sei così freddo?…e perché mi sembra di non sentire il battito del tuo cuore?”
lui si fermò di colpo e smise di baciarmi. Fece un breve respiro e poi si alzò appena mettendosi comodo, come a riordinare le idee.
“Posso fartela io per primo una domanda e poi ti prometto che risponderò alla tua?” mi chiese dolcemente.
“Sì certo” risposi.
“Cosa pensi che io sia Bella?” lui mi guardava fisso negli occhi, come ad immaginare che io sapessi esattamente cosa rispondere.
“Non lo so…” dissi mentendo a metà.
“Sì che lo sai…ma hai paura a dirlo…non devi… non ti farei mai del male” lo guardai e mi resi conto che mi stava dicendo la verità…lui non mi avrebbe mai fatto del male.
“Non so bene cosa tu sia, ma di sicuro non sei vivo,…cioè ..insomma ….il tuo cuore non batte!” l’ultima parola mi bloccò l’aria in gola, ma lui sorrise e mi accarezzò il viso come se fossi il più delicato dei fiori.
“Sì hai ragione…non sono vivo, non nel modo in cui dovrei essere almeno, cioè con un cuore che batte…ti fa paura questo?” mi faceva paura? Pensandoci bene no…nel senso che per me Edward era più vivo di chiunque altro…soprattutto dopo la notte che avevo appena trascorso. Arrossì e lui sorrise, come se avesse capito a cosa stessi pensando.
“No, non mi fa paura, ma vorrei che tu mi dicessi chi sei” lui mi guardò negli occhi ed io mi sentì sciogliere.
“Dio non sono pronto a perderti …non dopo stanotte…è così difficile Bella….” avvicinai il suo viso e lo baciai sulle labbra.
“Non mi perderai mai te lo giuro, qualunque cosa tu mi dica” quella promessa gli bastò e piano piano mi raccontò e mi rivelò chi e soprattuto cosa fosse.
Edward era un vampiro…proprio così… un vampiro e non solo lui..lo erano anche Emmet, Alice Jasper, Carlisle, Esme e presto lo sarebbe diventata, anche Rosalie.
Parlammo per ore, mi raccontò della sua vita, della sua quasi morte e della sua trasformazione. Mi parlò dei suoi viaggi, dei suoi continui spostamenti e dei suoi continui cambiamenti, perfino delle tante identità che era stato costretto ad assumere, per non essere scoperto. Per lo meno Edward Cullen era il suo vero nome. Quando alla fine rispose a tutte le mie domande, rimanemmo abbracciati, ognuno perso nei propri pensieri, ma finalmente liberi e felici di accogliere insieme un nuovo giorno.
“Edward?”
“Sì?” rispose lui baciandomi i capelli.
“Edward trasformami” lui mi scostò di colpo e mi guardò.
“Bella che stai dicendo? Hai idea di che cosa significhi? Non puoi più tornare indietro…non è un gioco e non puoi chiedermi di farti una cosa del genere.” era serio ma sapevo, che non avrei dovuto mollare.
“Credi che non lo sappia? Perché pensi che abbia fatto l’amore con te stanotte?” lui mi guardò inarcando un sopracciglio.
“Credevo che fosse, perché mi ami” disse provocandomi. Sorrisi e lo baciai.
“Ed è così infatti e ti amo immensamente, ma se non fossi stata certa del mio amore non ti avrei mai permesso di avermi….non in quel modo…..” dissi arrossendo. Lui sorrise e mi baciò le guance.
“Dio quanto sei bella quando arrossisci così…” sussurrò sulle mie labbra. Il calore aumentò.
“Voglio vivere per sempre con te Edward…trasformami ti prego…..”
La discussione durò a lungo, ma alla fine vinsi io.
In quel letto mi donai di nuovo completamente ad Edward e quando la sua bocca premette sul mio collo, ero pronta. Sentì un dolore acuto che mi trafisse il corpo, ma subito dopo fu meraviglioso, come fluttuare fra le nuvole tenendo per mano un angelo…meglio di qualunque cosa avessi mai provato nella mia vita, quasi meglio di fare l’amore con Edward…..ho detto quasi…..
La notte di Halloween mi aveva cambiato l’esistenza…avevo conosciuto Edward…mi ero perdutamente innamorata di lui…avevo fatto l’amore con lui…ero diventata una vampira….ma cosa più importante, quella stessa notte avevamo concepito nostra figlia. L’anno dopo, proprio nella notte di Halloween Edward ed io ci sposammo.
Ricordo che la nascita di nostra figlia ci segnò incredibilmente. Lei è davvero bellissima assomiglia tanto ad Edward e forse è proprio per quello che sono così gelosa e possessiva, nei suoi confronti. Ora vive da sola a New York, ma per lavoro gira il mondo. Siamo molto fieri di lei…..insomma la mia vita è perfetta, non mi manca proprio nulla, ma a volte non è sempre stato così…la perdita di mia madre per esempio, dei miei amici o quella di mio padre, che pur essendo l’unico a sapere quello che avevo accettato di diventare, non rinunciò mai alla sua vita umana e credetemi, sapere di poter salvare qualcuno che ami, che non vuol essere salvato è la cosa più difficile che ti trovi ad affrontare..ma so di aver rispettato la sua scelta e anche se ho sofferto da morire, ho agito per il meglio, lasciandolo andare, come era suo desiderio, ma non per questo mi manca meno……..ma torniamo alle cose belle e quindi torniamo ad oggi……

Los Angeles 31 Ottobre 2010

“Posso chiederti dove sei stata nell’ultima ora?” chiese Edward sussurrandomi dolcemente all’orecchio. Aprì gli occhi e lo guardai. Dio quanto era bello, non mi sarei mai abituata alla sua eterea bellezza.
“Ho rivissuto gli ultimi ottant’anni della nostra esistenza…è incredibile che tutte le cose più importanti siano accadute durante la notte di Halloween. Te ne ricordi?” sospirai e sfiorai il suo bellissimo viso, con la punta delle dita.
“Come potrei mai dimenticare il giorno più bello della vita…il giorno che hai deciso di diventare mia per sempre…. in tutti i sensi…” la sua totale devozione nell’amarmi, mi commuoveva, come il primo giorno.
“Ero già tua per sempre, anche quando hai insistito a sposarmi…. sei sempre stato molto bacchettone riguardo certe cose e così alla fine, mi sono dovuta arrendere…” ci guardammo per qualche attimo e poi scoppiamo a ridere, stringendoci di più l’uno all’altra.
“Ti risposerei altre mille volte Signora Cullen…”
“Bé siamo sulla buona strada.. Ti ricordo che con oggi, siamo al quarto “sì” e comunque fai attenzione, in pubblico non sono più la Signora Cullen da parecchio ormai..” lui ridacchiò e mi baciò le labbra.
“Già dimenticavo…abbiamo fatto notizia… lo sai vero che da oggi ci staranno ancora più addosso? Sei pentita?” lo guardai perdendomi nei suoi meravigliosi occhi colore dell’ambra, che mi riservavo di apprezzare in privato, in quanto potevamo sbarazzarci entrambi, di quelle fastidiosissime lenti a contatto colorate.
“Più addosso di così? Non credo sia possibile e comunque no…non sono pentita. E’ che ero abituata a non dividerti con nessuno…ora invece negli ultimi due anni, migliaia di donne vorrebbero trovarsi al mio posto, soprattutto in questo momento e questo bé…mi fa un po’ innervosire….” lui sorrise al mio timido broncio.
“Sì in effetti devo riconoscere, che riscuoto un discreto successo..e se tu sentissi i loro pensieri… allora sì che ti arrabbieresti sul serio” Fra le tutte le sue qualità, Edward era anche in grado di sentire i pensieri della mente di tutti…di tutti tranne i miei…o meglio li sentiva solo quando io decidevo che poteva e la cosa, a volte, lo faceva impazzire. Naturalmente io lo trovavo molto divertente.
Comunque ora si stava prendendo gioco di me e senza pensarci due volte lo colpì alla spalla, abbastanza da farlo spostare, il che mi dava una certa soddisfazione. Lui scoppiò a ridere, poi rotolò sopra di me senza darmi via di scampo…non che la cercassi ovviamente.

“Lo sa Contessa, che lei mi hai fatto tornare in mente dei particolari di quella prima notte, che ora vorrei tanto rivere assieme a lei?” sorrise al mio silenzio imbarazzato, poi la sua espressione cambiò tornando seria.
“Dio mio se solo tu sapessi quanto sei bella amore mio…se solo tu sapessi quanto è grande il mio amore per te….e se solo tu sapessi quanto ti desidero…io non potrei mai desiderare nessun’altra che non fossi tu” Questo è il mio Edward…straordinario vero? Sono d’accordo!
Non mi dette il tempo di rispondere, mi baciò e per il resto della notte facemmo l’amore dedicandoci completamente l’uno all’altra.
……E siamo giunti alla fine del mio racconto, che per quanto incredibile possa essere, è ciò che ho realmente vissuto assieme ad Edward e che spero continuerò a vivere, ma una parte della nostra felicità, l’abbiamo voluta condividere, con voi, con chi, fin dall’inizio, ha creduto in noi, amandoci e sostenendoci, nella nostra bellissima storia d’amore.
Per ringraziarvi della vostra devozione e del vostro affetto, abbiamo deciso di regalarvi un pezzetto della nostra vita e possiamo solo augurarvi, che la notte di Halloween, porti anche a voi la nostra stessa fortuna, ma perché ciò possa realmente accadere, la prima cosa che dovete fare è credere ….credere che non sempre vi è una spiegazione logica, per tutto quello che ci accade intorno…..credere che c’è qualcosa o qualcuno al di sopra di noi, che magicamente può cambiare tutto con un semplice click……e soprattutto credere che i sogni, anche quelli più straordinari, se lo desideriamo con tutto il cuore, possono davvero diventare realtà!

Avrete ormai capito chi sono e per chi, ancora non lo avesse fatto bé…. significa che non crede ancora abbastanza nei sogni….
Buon Halloween!
Con immenso affetto sempre vostra…….
K.S. in P.

Saby si aggiudica gli orecchini di Edward’s Lullaby realizzati da Antonella di Preziose Follie:


I vincitori verranno contattati personalmente dall’amministrazione tramite la mail che hanno utilizzato per spedire i loro lavori.

Per concludere, visto che siete stati così partecipi e il livello dei vostri lavori è stato davvero altissimo abbiamo deciso di “regalarvi” un piccolo spazio all’interno del nostro Forum (creato dalla nostra insostituibile Lory) in cui TUTTI i lavori che ci sono pervenuti verranno mostrati. Vi basterà cliccare qui e visitare il nostro Forum.

Grazie ancora di cuore da parte di tutto lo staff….e al prossimo concorsooooooooooo!!!

9 Responses to “Ed ecco a voi i vincitori del Twi Halloween contest!!!”

  1. Gaiab86 scrive:

    COMPLIMENTIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!! E GRAZIE A TUTTI PER LA PARTECIPAZIONE, VI ADORIAMO!!!!

  2. Maria scrive:

    Oddio ho vinto! Ho vinto il braccialetto! *__*

  3. GaiaB86 scrive:

    Si Maria!!!complimentiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!bacioni

  4. Saby scrive:

    ma grazieeeeeeeeeeeeeeee SONO STUPENDIIIIIII e complimenti a tutti per i bellissimi lavori!!!!! grazie grazie ancora grazie davvero e spero di avervi fatto sognare un pò… VI ADOROOOOOOOO.

  5. Saby scrive:

    Grazie davvero di cuore e mi complimento con gli altri vincitori..Emanuela un bellissimo racconto complimenti davvero. grazie grazie grazie non smetto più hihi
    Chiara però ho problemi io con la visione o i dialoghi del mio racconto non si vedono? …vedo solo le freccine aperte e chiuse…mah…prova a vedere se tu vedi tutto!

  6. Melody scrive:

    Saby,i love you!complimeti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  7. Saby scrive:

    Ciao Melody grazie tesoro…purtroppo mancano i dialoghi quelli che stanno fra le freccine ahahahah…forse avrei dovuto usare le virgolette, mi sa che ste frecce hanno incasinato la cosa…cmq Chiara e Gaia risolveranno …sono proprio felice davvero è una bella soddisfazione e leggevo e guardavo i tanti lavori spediti…cavolo sono davvero belli e fantasiosi non dev’essere stato per nulla facile scegliere!!! Ma un grazie speciale va davvero a tutto lo staff perché ha reso possibile tutto questo e ha messo dei premi in palio davvero molto molto belli!!!! :-)

  8. Gaiab86 scrive:

    Eccomi qui tesore….domani provo a sistemare il meraviglioso racconto di Saby così potrete gustarvelo anche voi…sogni d’oro a tutte stelline….;-)

  9. Gaiab86 scrive:

    Ok gioie, il racconto di Saby è a posto…GODETEVELOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!bacioni

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